"Parola di Ozzy" @ rockrebelmagazine.com

Dalla prima pagina c'è da godere. Tagliate ogni ponte con il mondo esterno ed immergetevi nella lettura di "Parola di Ozzy" pubblicato dalla casa editrice Tsunami Edizioni. Molto semplicemente questo libro, uscito col titolo originale di "Ozzy Osbourne Is His Own Words" nel 2002, è una sorta di 'diario di bordo' contenente le migliori dichiarazioni mai rilasciate da John Michael Osbourne, conosciuto da tutti come Ozzy Osbourne. Con professionalità, passione, estrema completezza, il giornalista Harry Shaw è riuscito a mettere insieme delle vere perle di saggezza ironiche rilasciate dal madman. Rovinato dal successo, dalla droga, dall'alcool, e da ogni sorta di eccesso, il principe delle tenebre (nomignolo che si è guadagnato dai tempi dei Black Sabbath) è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni, raccoglie consensi in tutte le fasce d'età e in tutti i ceti sociali.
Rush su TranSonanze
"I hear their passionate music, read the words that touch my heart"... Quante volte i fans dei Rush hanno pensato alla loro musica così passionale, ai testi così emozionanti. Quante volte i cultori del gruppo hanno riflettuto sull'unicità di questa storica e influente rock band. Unicità che rasenta il mistero: un trio che dal vivo suona come una piccola orchestra, un duo di compositori (Geddy Lee e Alex Lifeson) sempre ispirati ed efficaci, un "paroliere/batterista" (Neil Peart) capace di svettare in entrambe le funzioni, una schematica discografia divisa in fasi ma sempre di altissimo livello.
Su questo ed altro ragiona il popolare giornalista e scrittore Jon Collins, autore di questa bella biografia del gruppo, pubblicata nel 2005 come Rush - Chemistry e oggi tradotta in italiano dall'attiva Tsunami.
Era necessario un altro libro sui Led Zeppelin? Qualcuno potrebbe obiettare: no, il mondo editoriale ne è pieno. Vero, questo non si discute, ma alla luce di Led Zeppelin dalla A alla Z direi che forse era necessario. Addirittura.
Ad Aston, sobborgo di Birmingham, la vita nei primi anni del dopoguerra non era per niente facile. Una cittadina operaia, dove le fabbriche e il pesante lavoro manuale davano da mangiare alla stragrande maggioranza degli abitanti. Un’esistenza del genere, fatta di lavoro estenuante fino alla morte, stava però stretta a quattro ragazzi: il loro nome è Tony Iommi, Terence Michael Joseph Butler (chiamato semplicemente “Geezer”), Bill Ward ed il pazzoide John “Ozzy” Osbourne. Il giornalista Joel McIver nel suo libro parla proprio di questi quattro individui, sin dal primo incontro (esilaranti i ricordi di un giovane Iommi, ancora studente, intento a gonfiare di botte Ozzy per mera antipatia ogni volta che lo incontrava a scuola) che li ha portati a formare il gruppo musicale padre dell’heavy metal, i Black Sabbath. McIver, servendosi di estratti di vecchie interviste, racconta i motivi che hanno portato scelta del moniker, dell’intento di terrorizzare il pubblico con una musica mai ascoltata fino ad allora e del rifiuto da parte della band di fronte all’etichetta di satanisti che i soliti ben pensanti gli avevano affibbiato. “Black Sabbath” è un libro completo ed esauriente, spesso i fatti vengono presentati con ottiche differenti a seconda dei musicisti intervistati, e la storia della band viene portata avanti in modo completo.
Ci sono tre cose certe nella vita: la morte, le tasse e gli AC/DC.
Lentamente anche da noi le case editrici vanno colmando le lacune in materia di musica estrema, o comunque non legata al rock mainstream, dando alle stampe testi che già all'estero hanno ricevuto giustamente attenzione. Fra tutte emerge la neonata Tsunami che rende disponibile Choosing Death, scritto dal direttore di Decibel Magazine Albert Mudrian; di cosa tratti lo spiega piuttosto bene il sottotitolo: L'Improbabile Storia Del Death Metal E Del Grindcore. Costruito a mo' d'inchiesta, montando frammenti di interviste sia d'epoca che realizzate di recente a musicisti, discografici e produttori, il libro affronta prima le varie scene (la Gran Bretagna, le due coste degli USA, la Florida, la Scandinavia e l'Europa continentale) dedicando a ciascuna un capitolo, poi, sempre attraverso le parole dei protagonisti, segue l'evolversi della situazione, dall'esplosione del grindcore nelle classifiche inglesi, allo sbarco della Earache in America, fino alla crisi del genere, alla nascita della Relapse e al death metal odierno.
Una guida al mondo della sei corde puramente metal; che tra panoramica e contenuti si rivela dettagliata, anche se molto discutibile nella graduatoria. Da Euronymous a Dave Mustaine, passando per Tony Iommi, Kerry King, Adrian Smith & Dave Murray, Dimebag Darrell, KK Downing, Kai Hansen, Hammet & Hetfield, i fratelli Schenker, James Root e Ihsahn, non è un semplice elenco ma neanche un trattato specialistico per soli chitarristi o addetti ai lavori. Si rivela una lettura interessante per allargare conoscenze e orizzonti dei propri ascolti e/o punti di riferimento. Ci sono eroi, leggende, virtuosi ma anche axemen del sottobosco più cult, per rendere omaggio e giustizia ad ogni sfaccettatura del variegato universo metal, di cui la chitarra, tra suoni e forme, è da sempre la vera spina dorsale. Lo scopo dell'autore (stimato critico inglese) è quello di fornire un ritratto fedele di ogni musicista citato, tra caratteristiche principali, punti di forza e stile. Clamorosamente però mancano Van Halen, Malmsteen, Vai, Satriani, Rhoads e altri perchè considerati rock e non specificamente metal, come spiegato nell'introduzione e ribadito in un'appendice. Angus Young addirittura non viene nemmeno menzionato. Di certo anche questa scelta sarà motivo di accese discussioni, ma i libri come questo sembra quasi che li facciano apposta per suscitare dibattiti e polemiche.
Brian Jones è morto davvero per una fatalità, o è stato assassinato? Come si è giunti a qul fatidico 3 luglio 1969? Questi i quesiti principali posti da questo bel volume edito da Tsunami Edizioni e curato da Andrea Valentini, personaggio che da anni scrive, suona e produce ciò che più ama, la musica. “3.7.69 Brian Jones – Morte di un Rolling Stone” è un documentario che cerca di ricostruire quanto successo in quella tragica serata, dove il noto musicista fu ritrovato sul fondo della sua piscina di Cotchford Farm. Un personaggio che in quel periodo stava vivendo la classica fase calante, fatta di problemi con l’alcol e l’uso di stupefacenti. Un viaggio a ritroso senza alcuna ipotesi traballante, lo scrittore ha infatti basato l’intero lavoro su reperti ufficiali come verbali, registrazioni audio e interviste d’epoca. Un volume dedicato a un personaggio entrato di diritto nei grandi della musica contemporanea.
"Pino Scotto è stato per il rock quello che il meteorite è stato per i dinosauri". Questa pillola di saggezza di Beppe Grillo riassume in maniera efficace quello che il nostro Pino nazionale rappresenta tuttoggi. Giuseppe Scotto Di Carlo, sin dal giorno del suo primo vagito, l'11 ottobre 1949, è il cantante heavy metal italiano per eccellenza, pioniere del metal made in Italy con gli indimenticati Vanadium prima ancora che esistesse nel nostrano sottobosco una vera e propria scena. Pino ha appena tagliato il traguardo dei 60 anni e la sua carica bastarda non si è scalfita di un solo grammo. Il regalo più bello, che gli rende il giusto onore e il meritato rispetto, è proprio questo libro sulla carriera, una biografia che già dal titolo di certo non le manda a dire. In queste 140 pagine Pino si racconta in un'intervista fiume a cuore aperto e, come sempre, senza peli sulla lingua, snocciolando una serie di aneddoti rock che vi faranno scolare questo libro tutto d'un fiato, proprio come farebbe il nostro Pino con una bottoglia di buon vecchio Jack. Non mancano le foto, una discografia completa e una sezione "dicono di lui" con interessanti ed emozionanti commenti da parte di colleghi e collaboratori illustri. Da avere, nonchè ottima idea regalo per un fottuto Natale a tutto rock.
Non è facile scrivere un libro su Cliff Burton. Il bassista dei Metallica era l'antipersonaggio per eccellenza. Non gli piaceva fare la rockstar e tutta la sua foga la riversava sul palco. Lui era il musicista puro, lo studioso di tecnica, quello che ha fatto fare il salto di qualità agli altri tre. Era uno spirito naif, quasi fuori contesto in un gruppo di ventenni dediti all'alcol ed al casino sfrenato. Purtroppo poche sono le intrviste concesse durante la sua carriera ed il ritratto che ne esce dal libro è offerto soprattutto da chi lo conosceva bene: amici, compagni della band, genitori e fidanzata. Il libro analizza anche in dettaglio la sua formazione musicale e perchè il suo contributo è stato fondamentale per la crescita e l'affermazione dei Metallica negli anni '80. Di lui si è sempre saputo poco perchè non era uno che amava la luce dei riflettori e fare da protagonista. Questo libro aiuta, almeno in parte, a squarciare un velo sulla sua personalità ed a rendere giustizia al suo talento.